Pulsioni di fine anno

La spinta all’eccitazione somatica generata da una barretta di cioccolata è nota ai più. Non tutti sanno che lo stesso Freud (Tre saggi sulla teoria sessuale e altri scritti, Bollati Boringhieri, 1989) ne rimase abbindolato in una fase della  vita in cui gli esperimenti con la cocaina erano conclusi e si ritrovò dunque spaesato nel mondo dei vizi. Ma possiamo definire la cioccolata un vizio? Alcuni dicono che sia un surrogato del sesso, altri non sanno neppure perchè ne ingurgitino a chili.

Il Trieb nella concezione Freudiana sarebbe di natura sessuale ed aggressiva, e come dargli torto. Mangiare cioccolata aumenta i livelli di serotonina, proprio come l’orgasmo. E in quanto all’aggressività… che dire. Provate a sottrarre ad un avido consumatore la sua barretta e sperimentate da voi le reazioni. Freud è uno dei facili nomi da accostare alla letteratura di genere, che consta di uno stile asciutto e masticabile. L’homo cioccolatus non perde infatti tempo a leggere le divulgazioni scientifiche del caso, anzi tende a creare delle proprie: pseudo etichette in cui immagina una cioccolata che non faccia ingrassare, una che di recente “han detto” che ha poco a che fare coi brufoli o una immune alla fandonia mediatica del bisogno affettivo.

Ma si sa, come diceva Philippe Forest, che un giornò il problema sarà non aver creduto alle favole. Dunque amici miei, godetevi il vostro megapack di Kinder cereali e la vostra montagna di Ferrero Rocher, d’altra parte che linea aveva la signora vestita di giallo? E poi, non è vero che c’era del tenero con Ambrogio?

Annunci

Il tabaccaio nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

La lettura che prenderò in esame oggi, l’insegna del tabacchi, ci rimanda direttamente al più famoso testo di Benjamin (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica). Tutti ricorderanno come l’adesione dello studioso al materialismo storico impose ai suoi scritti una visione dialettica dell’storia. E’ così che l’esperienza estetica si libera dal qui e ora. Nella collocazione spazio-temporale l’opera d’arte si veste di autenticità, divenendo quindi testimonianza storica. Dunque nell’epoca moderna, secondo Benjiamin, l’insegna del tabacchi avrebbe perso la sua  aura, l’alone che la circonda.

Sì, siamo d’accordo però… Caro Walter, vaglielo a dire tu ad un fumatore in astinenza che quell’insegna (specialmente se illuminata) non c’ha nulla di magico, esoterico e mistico. Non sei proprio tu che hai scritto:

Uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare.

 

L’avvento del tabacchi segna una rottura forte con il pensiero di Benjamin, le masse finalmente accedono a qualcosa che prima aveva il sapore di una vecchia borghesia da salotto. Hanno a portata di mano qualcosa che uccide e allo stesso tempo rende enormemente felici; ma si sa, l’arte si nutre di contraddizioni.

Il dolore cronico causa depressione: incursione del Moment nel lavoro di Gadda

Il dolore cronico alla spalla, alla testa, causa depressione.

dolore cronico

Lo ha capito Moment Act che si configura come uno spazio narrativo a sé stante, dove la spersonalizzazione dell’autore lascia il posto alla performance e al tentativo ben confezionato di rifilarci quello che avevamo già prima, ovvero il Moment. Il dolore è un gioco al rialzo: la sintesi dell’atto si rende concreta in un paesaggio culturale nuovo per alcuni, già affermato e sfruttato per molti, quello della creazione del bisogno.

Il Moment Act usa un ritmo linguistico che rispetta i tropi del Moment, invoglia però con un gioco di numeri: 200 mg a compressa sono 400. Cito dal foglio illustrativo:

Esistono diverse tipologie di dolore, di varia origine e natura, che con maggiore o minore frequenza, tutti ci troviamo ad affrontare nel corso della nostra vita di tutti i giorni

Il riferimento alla Cognizione del dolore salta agli occhi del più distratto lettore e, sebbene la terapia del dolore sia segno riconoscibile dell’evoluzione delle pratiche mediche, viene da chiedersi se l’Ingegnere, Gadda, senza questa cultura del farmaco avesse scritto parole che non curano, non danno sollievo, ma che non ci fanno sentire soli

Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.

photo credit: Shandi-lee via photopin cc