Con questa carta mi pulisco il culo

No signori, oggi non parliamo dell’ultimo romanzo di Wilbur Smith o del filone italiano della narrativa metallurgica, ma bensì della cartaigienica.  Lasciatemelo

dire, la carta igienica è un’altra di quelle cose che rimpiango degli anni ’80. Da lunga, resistente e morbida a morbistente:  dico sì che la letteratura di genere ha bisogno di un aggettivo in più per definirsi ma inventare parole a casaccio mi pare da stolti oltre ché esagerato.  Roland Barthes diceva:

Le parole non sono mai pazze (tutt’al più sono perverse): è la sintassi che è pazza.
(da Frammenti di un discorso amoroso, traduzione di R. Guidieri, Einaudi, Torino 1979)

Ma sicuramente non si riferiva alla morbistenza di cui è improprio parlare di sintassi non essendo neppure una parola vera (questo ha recentemente causato le emorroidi a Noam Chomsky per rimanere in tema). La vecchia carta igienica di una volta non c’è più e qui una volta era tutta palude. La letteratura usa e getta (anche biodegradabile a volte) prende Lewis Carroll, lo frusta con un gatto a nove code, mescola gli anfibi lerci di fango con un pò d’ovatta ed eccola qui la carta con cui ti pulisci il culo.  Sempre più liquida (bleah che immagine!) ed inconsistente, si sollazza nei suoi disegni floreali: margherite, primule evocando un romanticismo becero da populino, come se la vostra merda potesse profumare di fiori di campo. Etichette sempre più lunghe, sempre più additivi a simulacro della realtà, è inutile che vi illuda del contrario: non è prodotta veramente con un paio di anfibi CULT, al massimo vi trovate il loro spauracchio. E come tutte le sub-culture con le palle anche quella degli anfibi viene strumentalizzata e metabolizzata dal sistema pubblicitario tanto da farci finire stritolati e ingoiati da una macchina di merda, che produce carta per il culo.

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La tessera elettorale: tra partecipazione e disboscamento c’è un Tocqueville d’annata.

Mostrami la tua tessera elettorale e ti dirò chi sei: oltre a leggere il futuro anteriore nei fondi di bottiglia, in quanto critico enogastrointestinale, mi sono specializzata nell’analisi semiotica: mi occupo della lettura dell’evento (il referendum) all’interno della letteratura di genere (la tessera).

Se questo referendum non passasse, il mio ex ragazzo – Alexis de Tocqueville (La democrazia in America. Utet, Torino, 1968) – si rigirerebbe nella tomba. Lo studioso – che da ora chiameremo Alex – ci credeva così tanto nella partecipazione che aveva istituito una tessera punti, come quella del Conad, per andare a votare, ma che si differenziava da quella non per le spugne color lilla in regalo ma per il premio dell’emancipazione del popolo. Libertà ed uguaglianza sono in contrapposizione tra loro, ecco perchè Chanel ha proposto una tessera elettorale prèt à porter, nei classici toni del bianco e del nero.  Alex ci sapeva fare con la gente, e più questa voleva assomigliarsi per ceto, casta, converse e rayban, più secondo lui si allontanava dall’essere libera. Se è vero dunque, come dice Gaber, che libertà non è star sopra un albero, è più probabile che sia contribuire a piantare quell’albero e curarlo. Ma qual’è il senso di tutto se poi l’albero si deve abbattere per fabbricare la carta utile alle tessere elettorali?

La presente tessera elettorale è strettamente personale e ha carattere permanente

(Quarta di copertina di una tessera elettorale)

Di permanente qui c’è solo la messa in piega della mia parrucchiera: deterioramento, erosione della stampa, pezzi di nastro adesivo che la tengano unita. Tessera elettorale come simbolo: significante e significato si fondono nella carta d’imbarco per il paese della democrazia che casca a pezzi come il Titanic e come uno stivale che annega in acque fangose. Un giorno, di questi eventi cosa rimarrà? I numeri in progressione che sistematicamente lo scrutatore sbaglierà a timbrare?

Ci perdiamo nell’effimero, vittime di una società sempre prossima a qualcosa e mai vicina a concludere nulla:  voti il 12 o il 13 e va bene, ma poi fuori da questo lasso di tempo sei fregato, non puoi più dire la tua… Essere o non essere poco importa se si è in divenire, più importante oggi è esserci, ad ogni costo, al concerto di Lady Gaga, al Gay Pride, all’appuntamento con il dentista, al voto.

Vi consiglio di capire chi siamo, da dove veniamo e chi vogliamo essere. In questo processo, Tocqueville mi ha aiutata molto in tempi non sospetti; voi utilizzate qualsiasi cosa che vi aiuti nella ricerca, anche Novella 2000, se vi può far riflettere.  E non dimenticare di andare a votare perché, parafrasando quello che disse Blaise Pascal nella sua scommessa:

Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare […]

Ancora aspetto primavera

Nel Gennaio 2011, l’editore Socrates ha pubblicato le avventure di Flavio Santi in un libro intitolato Aspetta primavera, Lucky (Edizioni Socrates, Roma 2011).  Non ho scomodato John Fante per decifrare questo libro, ma già dalle prime pagine conosco due cose dell’autore: non sa cucinare e si lamenta una cifra; il che lo rende detestabile perchè per me è innaturale che un uomo adulto non sappia alimentarsi decentemente e, sopratutto, perchè io come lui mi lamento un sacco.

Prima però di addentrarmi in considerazioni sulla lettura, voglio fare un regalo all’autore.

Pasta al tonno veloce e gustosa:
Soffriggere aglio, olio, peperoncino e tonno (io lo preferisco al naturale). Sfumare col vino bianco (mi raccomando si sfuma lontano dal fuoco), aggiungere olive nere, un po’ d’origano. Saltare la pasta e aggiungere prezzemolo fresco.

Ora veniamo al libro: mi è piaciuto 3 pagine sì e 15: descrizioni di tradimenti alla Ozpetek e intrecci emotivi degni di ER non mi sembrano corrispondere all’intenzione dell’autore di scrivere la Vita Agra versione 2.0. E poi… i sequel, fanno schifo al cinema, figuriamoci in letteratura. Ho pregato perchè non girassero Ghostbuster III. Ve lo immaginate lo scienziato Peter Venkman estrapolato dal contesto luccicante degli anni ’80, ingobbito in una tuta stretta da acchiappafantasmi? Non mi farò rovinare il ricordo dei due film per niente al mondo. E così pensa anche Bill Murray che non parteciperà alla produzione annunciata.

Si parla spesso di cosa un autore possa o non possa fare, quali storie narrare e come. Io sono per la piena autonomia di scelta e di giudizio, chiaro poi che bisogna essere particolarmente furbi, acuti, bravi per potersi confrontare con qualcuno del calibro di Bianciardi. Credo sinceramente  che Flavio Santi avrebbe potuto competere con lui, peccato non ci abbia provato del tutto. Le pagine che mi hanno commosso sono quelle che ricordano Simone Cattaneo, che stimavo e continuo a stimare con profonda gratitudine.  A mio avviso sarebbe stato interessante approfondire questa parte del libro.

Gli intellettuali poi, nascono, vivono, muoiono precari… nelle loro esistenze, nei lavori, nei rapporti. Ogni volta che barcollo penso a qualcosa che disse il maltrattato Bukowski:

Vuoi sentirti sicuro? La sicurezza si può avere in galera. Tre metri quadrati tutti per te senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza multe. Senza fermi per guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti.