Armonie ai cereali – Dall’oralità al canone

Armonie ai cereali (Mulino Bianco, 2010) si colloca nel filone letterario del grano e della letteratura dei nativi americani. In questo passaggio il racconto da orale diviene scritto consegnando nelle nostre mani le esperienze e il paradigma sentimentale di un’epoca mai dimenticata. Come molta altra letteratura scava nella primitività del gesto e ne fa manifesto di un nuovo sentire che configura la fetta biscottata non più come alimento dietetico ma come base fondamentale per il nutrimento.  La violenza del gesto è ineluttabile. Il grano ci trascina giù per i piedi nella storia, le evoluzioni vorticose si susseguono con un distacco ed un’umanità che  ricorda da vicino “A Sangue Freddo” di Capote (Garzanti). L’armonia, il sublime, sono inevitabili.  Dalla quarta di copertina:

una combinazione originale perché coniuga le Fette Biscottate con le preziose virtù dei Cereali, per offrirti un piacere unico.

L’unicità e l’innovazione risiedono ancora una volta nella tradizione e se è vera (ed io credo che lo sia) la strada che ci indica Harold Bloom  allora il confronto con gli autori del suo canone  non è aggirabile (Il canone occidentale, Rizzoli 2008). Così allo stesso modo Armonie ai cereali rappresenta la sintesi e l’approfondimento, il debito d’amore e lo strappo culturale tra la colazione ospedaliera e quella da resort, tra una letteratura pre moderna e quella delle grandi invezioni stilistiche.

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