L’etichetta, la vera letteratura scomoda.

La letteratura delle proibizioni si è ampliata notevolmente nell’ultimo secolo, ne è dimostrazione il fatto che la divulgazione scientifica ha visto come conseguenza diretta del suo operato, una maggiore morsa su ciò che è lecito o non lecito fare. Il tessuto su cui si innesta il discorso appare dunque lacerato dal candeggio con cui le istituzioni, ed in particolare la chiesa cattolica, cerchino di lavare l’avanzare del progresso. Certo, il prurigginoso agire dell’etichetta sul collo umano, ne fa un temibile avversario. Una letteratura scomoda per chi non ne decifra i codici, al contrario l’occhio esperto sapendo leggere tra i simboli di quella iconografia avrà ampie possibilità di eludere il divieto.

Ci aveva già pensato Sigmund Freud in Totem e Tabù a svelare l’inganno della religione. Prima ancora di lui, il Signor Coloumb nel 1785, dimostrò come la forza F che si esercita tra due cariche elettriche puntiformi q1 e q2, poste nel vuoto a distanza d l’una dall’altra, sia direttamente proporzionale al prodotto delle due cariche e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Ne consegue che un qualunque ferro da stiro è ontologicamente più credibile rispetto a un qualsiasi dogma.

Il divieto  che ne scaturirà allora da un’etichetta, andrà letto non più in chiave di dannazione, peccato, cacciata da chissà quale paradiso del lavandaio ma un limite che la scienza si pone con l’obiettivo di superarlo.

E magari un giorno non avremo più bisogno di rimuoverle.

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L’inumano, cura necessaria contro i catechismi

L’inumano di Massimiliano Parente (Mondadori, 2012) è un libro inevitabile.

E’ una di quelle cose che sai per certo arriverà nell’arco dell’esistenza per distruggere e smantellare qualsiasi speranza, imbroglio, cliché, alibi.

Il quando di questo libro è irrilevante. Il tempo è una curvatura dello spazio e lo spazio, il mio, è il letto nel quale ho letteralmente divorato le pagine del romanzo. Leggerlo è stato un’esperienza erotica. Almeno per me, che provo eccitazione solo per due cose: gli uomini intelligenti e il butter fish del Genkai sushi.

Tornando al romanzo, è scritto in una lingua perfetta, chirurgica, è la tavola d’acciaio dove Dexter stende le sue vittime. La sensazione, a fine lettura, è stata di allucinazione, mutismo, un vuoto proiettato in  tutte le direzioni.

Se un bravo autore affabula, ti sa convincere di tutto ciò che scrive per il tempo in cui lo scrive, un grande autore, qual è Parente, è capace di portare quella convinzione fuori dalle pagine, nell’esistenza. Leggere l’Inumano è spiare dal buco della materia, passarle attraverso e vederla ricomporre in tessuti, cellule, nella parola che ancora manca.

Dal Romanzo, L’Inumano, p. 111

Ho spesso la sensazione di essere in un ospedale, un malato lasciato solo in una corsia deserta come se fossero scappati tutti, e invece torneranno, non può finire tutto così, in questo silenzio, ieri mattina, o l’altro ieri, o non ricordo quando, lei infatti ha detto: <<Siamo solo all’inizio, scrittore>>

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