Amorino, anche no, con amore

Per chi non avesse letto i libri di Anne Rice, e chi fosse estraneo ad un certo tipo d’immaginario decisamente Goth, sicuramente Isabella Santacroce con il suo Amorino, può sembrare estremaente originale.

Ammetto di non aver mai letto nulla dei suoi precedenti lavori per il pregiudizio, a quanto pare fondato, che sfruttasse un certo tipo di “iconografia” per vendersi. Ben inteso, non c’è nulla di male, ma è impossibile vendere uova ad una gallina.

Non le posso però negare che, in questo romanzo, riesca a mostrare dei guizzi, una vivacità intellettuale che manca a molti oggi. Vale a dire proprio una cretina non è, ed anzi, le parole più interessanti escono tutte dalla bocca di un solo personaggio: Padre Amos.  Il problema sono le altre parole, quelle inutili, che non dicono nulla.

Il rotolare afflitto delle mie ovaie sul pavimento, arriva poi inesorabile, quando introduce se stessa come personaggio.

Le 2000 pagine perfette che qualcuno mi ricorda necessarie affinché un’opera si attesti come meritevole di questo titolo , qui in soldoni, si riducono a 30 – 40 per essere generosi.
Ma Isabella Santacroce non è tutta da buttare, è solo vittima di se stessa, del personaggio provocatorio (ma de che poi?) che ha costruito. Sta lì a menarsela per pagine e pagine preda di visioni cannibalesche, in tutto ciò gli riconosco il merito di quell’infanzia che emula: la capacità di parlare con molte voci, ognuna con la sua specificità. Questo cambio repentino di registro lo ricordo da bambina, quando giocavo con le barbie ed ognuna aveva un suo ruolo designato: la barbie troia, la barbie suora, la barbie cantante  etc.
Se si è già avuto un’adolescenza, questo libro è sconsigliatissimo, è da regalare alle nipotine quindicenni,  a coloro che non sono mai stati al Qube il giovedì sera. Quelli per intenderci, che a Roma, non hanno mai frequentato il Jungle Club. Per gli altri che dire, recuperare tempo quando non si ha tempo vale quanto un lifting, è un’illusione.

 

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2 thoughts on “Amorino, anche no, con amore

  1. Non sono mai stata al Jungle Club ma il mio applauso per questa tua recensione si sentirà anche li’. Il libro secondo me e’ da leggere, mi e’ piaciuto, ma la sensazione di una prigionia della scrittrice in un personaggio che ormai invecchia (come tutti) rovina la sensazione.

  2. ricordo di aver apprezzato Destroy (opera seconda) a suo tempo per un certo effetto amarcord “beat” in versione 90 ma già col successivo Luminal lo sbadiglio si faceva sommessamente avanti

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