L’amore nuovo

ImmaginePer una serie di psicodrammi tutti miei (ho candeggiato per sbaglio la maglia dei Duran Duran) mi è tornato alla mente un romanzo STU-PEN-DO e sono sicura che voi piccoli bastardi non l’abbiate affatto letto. E certo, se non c’è una protagonista che si fa sculacciare a novanta che ci frega.
Beh questo romanzo, di Philippe Forest è uscito in italia col titolo “L’amore nuovo”, mi pare fosse il 2009, verificate voi. Oggi la pigrizia mi assale.
La storia racconta di quest’uomo che in lutto per via della figlia morta (l’excursus della malattia lo leggiamo in “Tutti i bambini tranne uno” sempre Alet) si riaffaccia alla vita con un nuovo amore. La storia gira proprio intorno a questa riscoperta che tuttavia non lo conduce a lasciare la moglie, anch’essa in lotta per la vita.
Il libro è eros, è thanatos, è maestria. Mi ha commossa, eccitata, violata in quello che considero il mio eremo di solitudine, colpita e affondata. La narrazione è a mio avviso un percorso alla ricerca di un sorriso perduto, di quel pezzo che un lutto porta via. Alla fine quando il puzzle è ricomposto, il disegno è un altro, lo scopo anche.

Aux toilettes quand elle voulait que je la rejoigne, elle laissait la porte ouverte. J’entrais. Je m’agenouillais sur le carrelage devant elle et l’embrassait profondément, faisant tourner ma langue dans sa bouche tandis que j’écoutais le bruit qu’elle faisait en se vidant dans la cuvette, la robe relevée, les cuisses découvertes sur lesquelles je…

Tra l’altro, è uno studioso cazzutissimo, vi consiglio anche i suoi saggi. Qui una sua riflessione su realtà e finzione. Ma se siete dei romanticoni autolesionisti come me (con Forest l’happy ending è da escludere), non esitate comprate immediatamente i suoi libri, questo in particolare.

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Estranei e conoscenti

Francamente L’Estraneo di Giagni (Einaudi, 2012) mi è piaciuto un casino. Non tanto per la storia in sé che trovo anche parecchio distante da come io ho sempre vissuto Roma e le sue contraddizioni, quanto per la lingua. Mi spiego meglio, la sensazione che ho avuto è che sia stata parecchio limata, niente lasciato al caso (com’è giusto che sia) e ciò nonostante ci regala un sentimento fresco, genuino ed immediato della realtà che costruisce.

 Sono una fervida sostenitrice delle vite esemplari  che la letteratura ci offre,  e questa sicuramente per qualcuno lo è, ma nonostante l’esperienza intensa che ne ho fatto sento che manca qualcosa, di poco descrivibile e ancora inafferrabile. Sarà forse che ho trovato il tutto leggermente anacronistico? Non so, qualcuno pensi per me.  Per invogliarvi a leggerlo posso dire che l’autore ci ha risparmiato la solita epica del proletariato, e di questo non gliene sarò mai abbastanza grata.

Un altro Estraneo invece colpisce e affonda il mio cuore dark pieno di cenere, ed è quello di Lovecraft (racconto meno recente e datato 1921 ). Racconta in soldoni di un uomo che si sveglia completamente solo, quasi in esilio nel suo castello, e di come cerchi un modo per avere contatti con l’esterno. L’orrore della solitudine, della non appartenenza ha una sola iperbole che un po’  ha a che fare con quell’andare contromano di Giagni, ma di sicuro non ne ricalca i contorni.

Lovecraft prendeva a misura di se stesso Poe, Giagni chi? qualcuno dice Pasolini, ma non ne sono convinta. Pasolini che in fondo era più Punk dei Punk con i suoi pantaloni di pelle e la sua vita spericolata, probabilmente avrebbe cercato dicotomie nello stesso squarcio di realtà. Ma non lo so, e non voglio essere l’ennesima persona che s’inventa cose attribuendogliele.

Ad ogni modo la lettura de L’estraneo (quello di Giagni), è stata gratificante e mi ha mostrato che da qualche parte c’è un’altra Roma che evidentemente ho ignorato.

Perché come direbbe la mia amica “Ma se uno esce dal quadraro, ‘ndo va?”

 

 

Chesterfield, una parabola tra il Messico e la Virginia

Just tobacco and water. Questo recita la bandella di uno dei prodotti editoriali più interessanti degli ultimi tempi. Lanciato a un prezzo competitivo (Newton Compton prende e incassa) si va a collocare in quel filone della letteratura americana riportato in libreria dallo scrittore Cormac McCarthy:

 Rawlins tirò fuori del tabacco dal taschino e si spinse indietro il cappello.

   Cosa hai in mente di fare?

   Voglio domare quei puledri.

Cavalli Selvaggi, Einaudi 2006

Naturalmente Chesterfield non ha inventato proprio nulla di nuovo. Ma si sa che ogni  invenzione dà nuova linfa a ciò che è stato e che sarà, in quell’ottica del canone che più volte ho affrontato e che mi sta a cuore.
Proprio questa l’intuizione della casa produttrice che, con un packaging in stile old Virginia, ci riporta a un sentimento delle cose ormai perduto.

Può un uomo collocarsi fuori dalla propria storia? Beh caro Pasolini, la risposta è sì se si legge quel comandamento “A tradition in Smoking” come qualcosa che travalica il gusto mediterraneo per le nazionali d’importazione.

Madame Bovary e il Punk ’77

Madame Bovary, il capolavoro di Gustave Flaubert, può essere considerato come il precursore di un certo filone musicale conosciuto come Punk Rock. Molti gli elementi del romanzo che richiamano canoni di quella che sarà la scena inglese ed americana del 1977. 

Primo tra tutti, il desiderio, il bisogno di Emma di sfuggire ad una vita uguale a se stessa. Emma Bovary vuole bruciare di vita. 

Secondo, la periferia della città come covo di sentimenti repressi e d’odio verso la classe sociale a cui la stessa apparteneva.

 
Terzo, il vivere sopra le proprie possibilità. Emma comprava merletti, nel ’77 si comprava eroina. Siamo lì. Debiti fino a soffocare.

Quarto, i sogni di Emma. S’immagina diversa, in una vita diversa con un uomo diverso al suo fianco. Sfuggire al ruolo, al destino preconfezionato, della donna è un tratto tipico della fine degli anni ’70. La femminilità è aggressiva, divoratrice. 

Quinto, l’inseguimento dell’utopia a tutti i costi in un  “live fast die young” che oggi si riconosce appartenere  ad un altro stile di vita, molto lontano dalla società borghese che opprimeva Emma. 

E, credendo che volesse giocare, lo spinse dolcemente.

Era morto.