La polemica non polemica dell’antispasmina colica

Antispasmina colica – forte (Recordati, 2007) Immagine

Viaggiavo da Tiflis con i postali. Tutto il mio bagaglio si componeva di una piccola valigia che per metà era riempita dai miei appunti di viaggio sulla Georgia. La maggior parte di questi, per vostra fortuna, è andata perduta,  ma la mia valigia e le restanti cose,  per mia fortuna, si sono salvate.

 

Inizia così un famoso libro di Michail Lermontov, “Un eroe del nostro tempo”, e ci si chiede (io mi chiedo) se quello che abbia perso assieme ai suoi appunti di viaggio fosse l’antispasmina colica. Sì perché, attraverso le storie di coloro che lo ricordano, assistiamo Pečorin – il protagonista – trasformarsi da uomo di buoni sentimenti a cinico vendicatore. 
L’antispasmina colica si colloca proprio qui. Sebbene sia stata scoperta solo più tardi, ha l’abilità (grazie alla presenza della belladonna) di insinuarsi dove la diacronicità del canone fallisce. 
Sfogliando quello che ci resta tramandato dalle nonne, nei cassetti dei medicinali, riscopriamo una panacea per ogni disturbo intestinale e perché no, una nuova dimensione letteraria, distesa, lontana da quelle che sono le diatribe intellettuali nostrane. Non stupisce che Gilda Policastro nel suo saggio edito da Carocci “Polemiche letterarie. Dai <<Novissimi>> ai Lit-Blog”, la escluda da un certo contezioso tutto novecentista. 
L’antispasmina ci dice di non usare precauzioni. Un lancio libero insomma, un Infinte jest metabolico, che ci riporta a un quando la mediazione tra scrittore e pubblico era di un altro livello.

Nel dibattito culturale nostrano, è stato più volte insinuato che l’avviso riportato sulla bandella voglia proprio scavalcare le logiche editoriali a favore, apparentemente, del beneficiario ultimo: il lettore.

Questo è un medicinale di AUTOMEDICAZIONE che potete usare per curare disturbi lievi e transitori facilmente riconoscibili e risolvibili senza l’aiuto del medico

 Viene il dubbio che il tipo di polemica introdotta dal testo sia di tipo passivo aggressivo, ma mette sicuramente al centro del discorso l’annosa questione dell’editing. L’antispasmina, è da notare, non si sottrae al meccanismo ma ne mette in risalto i pericoli, di contro farne a meno come ha mostrato nel suo fallimento totale Alessandro Baricco, con la collana da lui curata <<i quindici>>, è altrettanto pericoloso. L’accento sulla questione è posto esplicitamente, credo su suggerimento dell’editore Recordati, in calce:

Come tutti i medicinali, anche questo può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino.

 La nota è un colpo di fioretto al petto del lettore, e sembra volerci suggerire che a guardar bene potremmo stare tutti male, e che la commozione è un gesto veloce della mente, quasi quanto prendere una pillola.

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