Il mondo tra realtà e interpretazione: da Huxley al Codice Captcha

Qualche mese fa, Einaudi ha dato alle stampe un singolare atlante, La letteratura americana dal 900 a oggi, che si prefigge di catalogare il patrimonio letterario più incisivo del nuovo continente. Manca però di una voce in particolare, assolutamente non trascurabile. Si tratta del più volte bistrattato e demonizzato Codice Captcha. Un testo che io stessa, ahimè, ho scoperto in tarda età. Mentre trascorrevo l’adolescenza a immaginarmi bukowskianamente ubriaca sul ciglio di una strada, c’era qualcuno che nel silenzio faceva la storia della letteratura. Il testo è balzato più volte agli onori della cronaca, senza però sviluppare dibattito alcuno, per incomprensione temo. Andrei Broter, a cui per convenzione si attribuisce la paternità del codice, credo che non intuisse la vera portata di questa creazione; possiamo scomodare un autore molto più vecchio, molto più morto, per decifrare il cambiamento in atto. Parlo naturalmente dello scrittore britannico Aldous Huxley che con il suo romanzo più famoso, Il mondo nuovo, si può tranquillamente indicare come precursore della letteratura cui il codice fa riferimento. Se vi manca un’interpretazione sul futuro anteriore realizzato dal romanzo, ecco che Houellebecq corre in aiuto, e lo fa attraverso uno dei protagonisti delle Particelle Elementari, Bruno:

l’universo di Huxley viene descritto come una specie di incubo totalitario, e che si tenta di far passare il mondo nuovo per una violenta presa di posizione contro questo genere di regimi; ma è ipocrisia bella e buona.  […] per noi il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui invano di raggiungere. […] E, primo tra tutti gli scrittori, ivi compresi quelli di fantascienza, capì che dopo la fisica sarebbe stata la biologia a fare da principio motore.

Il CAPTCHA corregge però il tiro, vediamo come. L’acronimo innanzi tutto deriva dall’inglese:

Completely automated public Turing test to tell computers and humans apart

Test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani

La prima implicazione che si percepisce è che la biologia, motore immaginato del mondo, è sostituita da un’intelligenza artificiale. L’uomo passa totalmente in secondo piano.  L’automatismo cui fa riferimento, ci pone poi una serie di domande, prima tra tutte è quanto di cosciente ci sia nel test che rifiuta l’accesso umano. Il codice che vive una vita propria attraverso un semplice algoritmo di randomizzazione, è capace di inchiodarci davanti al monitor come pochi altri testi scopriamo possano fare. È interessante poi, l’idea già ampliamente esplorata dai critici strutturalisti che al fine della comprensione del testo, sebbene questo sia indipendente e completamente sganciato dall’umanesimo letterario per come lo conosciamo oggi, è necessario lo sguardo umano: molle, fluido, lisergico (in questo ritroviamo non solo Huxley, ma molta della letteratura Beat).

Il controllo necessita di individui controllati, ovviamente. Il potere che si dà all’uomo nero è semplicemente proporzionale alla paura che proviamo. Dunque di questa contraddizione si nutre il Captcha, la necessità e inutilità al contempo del sistema di percezione umano. Problematica affrontata più volte dalla fantascienza e alla quale oggi, forse si dovrebbe rispondere come avrebbe fatto Theodore Sturgeon in Nascita del Superuomo:

Vide se stesso come un atomo e il suo gestalt come una molecola. Vide queste altre come una cellula tra cellule e vide, con gioia, l’intero disegno di cosa l’umanità sarebbe diventata.[1]

 Il futuro che ci attende manca di visioni onniscienti, ma la letteratura in tal senso rimane un codice che necessita solo di essere decifrato e, come riporta in calce lo stesso testo, può aiutarci a comprendere meglio quello che è il passato.


[1] Per la scoperta ringrazio Luca Colafrancesco

 

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