La sfida al divenire di Gentalyn Beta

Daniel Pennac scriveva in “Signor Malaussène”:

 A nascere son buoni tutti! Persino io sono nato! Ma poi bisogna divenire! divenire! crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare (senza gonfiare), accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), maturare (senza avvizzire), evolvere (e valutare), progredire (senza rimbambire), durare (senza vegetare), invecchiare (senza troppo ringiovanire), e morire senza protestare, per finire… un programma enorme, una vigilanza continua… perché a ogni età l’età si ribella contro l’età, sai! E se fosse solo questione di età… ma c’è anche il contesto!

 C’è un testo che ha preso sul serio lo scrittore francese, si tratta di Gentalyn Beta. Questo ci fa notare – senza però calcare la mano, come la sua ultima revisione risalga all’Ottobre del 2011. Quello che vuole dimostrare questa letteratura, andandosi a collocare dietro le spalle di Arbasino e delle sue versioni di Fratelli d’Italia, è che probabilmente il testo compiuto non esiste. La letteratura è figlia del suo tempo dunque, ed  escludendo la banalità di una certa critica sociologica dei romanzi “di periferia”, Gentalyn fa uno sforzo in più. Non solo chiede al lettore di fare il suo dovere, caricando di potenza immaginifica la realtà, ma si ricontestualizza, si riattualizza per far fronte anche alla complessità di simboli che rintraccia. Certo non è l’unica che si muove in tale direzione, ma è l’unica che consapevole della sua pericolosità, la comunica invitando alla cautela ma non alla paura:

Sono stati descritti i seguenti effetti indesiderati, correlati all’uso di corticosteroidi topici, soprattutto in seguito all’uso di medicazione occlusiva: bruciori, prurito, irritazione, secchezza cutanea, follicolite, ipertricosi, eruzioni acneiformi, ipopigmentazione, dermatite periorale, dermatite da contatto allergica, macerazione cutanea, infezione secondaria, atrofia cutanea, strie e miliaria.

 Ci sta dicendo semplicemente una cosa: l’applicazione della conoscenza in maniera continuata può avere degli effetti collaterali, un isolamento dal resto degli esseri umani, un prurito che da movente diventa effetto. Questo rigetto per le pratiche di socializzazione quotidiane si manifesta dunque lì, dove la sensibilità fisica dell’uomo passa maggiormente: il tatto. Nei casi più gravi si nota l’insorgenza della Sindrome di Cushing che, basti sapere, causa astenia, depressione, osteoporosi, obesità centripeta. A leggere il testo tutto d’un fiato viene in mente Leopardi, ma è un’associazione azzardata che butto en passant e prendendomi poco sul serio.
È da notare però come l’influenza più forte che abbia avuto Essex, l’autore, provenga da un certo filone della letteratura americana, di stampo moralista e geniale, quella di John Fante. Si può notare in entrambi i testi (il primo tratto da Gentalyn Beta, il secondo da Full of Life) come la considerazione della donna sia latente, coinvolta nel gioco più come astante che come attrice:

 La sicurezza dei corticosteroidi topici non è stata stabilita in donne in gestazione; pertanto, in corso di gravidanza l’uso dei farmaci appartenenti a questa classe deve essere limitato ai casi in cui il beneficio atteso giustifichi il rischio potenziale per il feto. Nelle pazienti in gravidanza tali farmaci non vanno impiegati in modo intensivo, a dosi elevate o per lunghi periodi di tempo.

Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all’altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. […] Ma non discuteva la mia Joyce. Quella cosa era dentro di lei, e lei era remota, sdegnosa e beata.
Eppure, a me non importava ancora nulla di quella sporgenza.

Gentalyn usa il termine “pazienti”, Fante parla di quella “cosa”. Un odio et amo, un’indifferenza e un coinvolgimento che non può non farci pensare a questo testo come a una grande scoperta umana, storica.

La sua doppia natura, antibiotica e cortisonica, è quel munus cui la letteratura oggi dovrebbe andare ad attingere. Un’evoluzione costante della storia della vita sulla terra, veniamo dai batteri, uccidiamo i batteri, diveniamo batteri. Un modo nuovo per riscrivere il grande cammino del pensiero umano, e che ci invita a pensare noi stessi, il nostro patrimonio culturale, come non qualcosa di statico, ma un’evoluzione i cui confini sono ancora da scoprire.

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