Il Canto del Viagra

Non so perché prima di oggi non avessi mai letto la bibbia della farmacologia letteraria: il bugiardino del Viagra (50mg). Ma presumo che certe letture, come la Recherce, si facciano quando c’è l’urgenza di farle.
Tornando a noi, mi sono persa tra le righe edificate su morti improvvise e strani effetti collaterali, quali il dolore oculare (riscontrato anche in altre letture meno stigmatizzate, vedi Fabio Volo).
Poi però d’improvviso ho capito.
Per scrivere un testo del genere, l’autore non ha minimamente pensato al trend erotico delle sfumature di grigio come qualcuno aveva lasciato intendere, ma bensì si è rifatto a una tradizione letteraria che usa la sessualità come detonatore dei significati.
Se Debenedetti, padre non figlio, fosse vivo mi darebbe persino ragione: l’autore di riferimento del Viagra è Antonio Moresco. L’unico vero genio italiano.

 Leggiamo nel bugiardino:

È stato segnalato che molti eventi si sono verificati durante o subito dopo il rapporto sessuale e alcuni subito dopo l’assunzione di VIAGRA in assenza di attività sessuale. Non è possibile determinare se questi eventi siano direttamente correlati a questi o ad altri fattori.

La rottura della temporalità è un cardine di questo testo. Ci sono sì un prima e un dopo,  ma deflagrano al servizio di una struttura narrativa maniacale: un gesto per cancellare il gesto, direbbe Moresco.
Chi legge questa letteratura lo fa per interiorizzarla non per sfoggio, non con dichiarazioni di status conclamate. L’ipersensibilità che si potrebbe sviluppare è addirittura auspicata dai lettori, sebbene l’autore ci metta in guardia e ci inviti alla cautela.

Qualcuno poi ha mosso accuse puntando il dito sul presunto sessismo dell’opera. In particolare, oggetto di discussione è stato il ribadire un’espressione che trovo innocua:

Non è indicato l’uso di VIAGRA nelle donne.

Per spiegare come tali obiezioni siano infondate, mi servirò delle parole di Erica Jong  su un romanzo un po’ dimenticato, ma che per carica eversiva ha pochi rivali: Tropico del Cancro (Henry Miller):

Miller sembra offensivo a molte femministe poiché le sue percezioni sono situate all’interno della testa d’un uomo, ma queste stesse percezioni del sesso riempiono la letteratura femminista: il sesso senza amore è guerra, è brutale e sanguinario. Miller aveva lo stesso bisogno di distruggere le illusioni romantiche e scorgere la violenza insita “nell’amore” eterosessuale.

 Ripartendo un po’ da dove sono partita, in altre parole l’analogia con Moresco, vorrei invitare a riflettere su quanto Viagra chieda al lettore e quanto dia in cambio. Se è vero, come credo che sia, che ogni romanzo è la storia di una scopata, allora questo testo risponde alla chiamata delle Muse:

Ti aprirò il mio cuore, ti svelerò i miei segreti, cose che non ho più svelato a nessuno da molto tempo, da troppo tempo, ti insegnerò a respirare molti respiri come se fossero un solo respiro, ti darò sapienza e coraggio, ti insegnerò a sostenere le emozioni più lunghe, e a continuare quando gli altri sarebbero già scoppiati da un pezzo. (Canti del caos)

Si può certo dire che la lettura di Viagra non si concluda mai veramente, è circolare, spirale, lineare e senza tempo. È tutto e niente, e sebbene colga la sfida di questo secolo, non possiamo non guardare ai tropi surrealisti per comprenderne a pieno la valenza espressiva e la carica erotica.

Può disturbare, alterare la percezione, portare alla morte (già qualcuno si era fatto scudo della presunta pericolosità della letteratura con Il giovane Holden) e dividere, ma i grandi romanzi non mettono d’accordo, generano anzi il seme del dubbio, un assoluto godimento.

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