djuna barnes cuore

Del cuore e altre tragedie terrene: Djuna Barnes e la Cardioaspirina

Vorrei raccontarvi la cardioaspirina partendo proprio da una citazione che ne individua la poetica e che ci dica a cosa serve questa varietà di aspirina:

A livello molecolare il meccanismo d’azione è rappresentato dal processo irreversibile di acetilazione dell’ossidrile dell’aminoacido serina in posizione 529 della catena polipeptidica dell’enzima.

Quello che ne emerge, con estrema violenza, è una consapevolezza, alienante, del microcosmo in cui si muove la lingua di questo testo e mi fa venire in mente un altro scritto, un romanzo, “La foresta della notte” di Djuna Barnes (Adelphi, II^ ed. 2009).

Djuna Barnes

Un romanzo a gravità infinita, che risucchia il lettore non lasciandogli scampo, ponendolo in ginocchio davanti alle debolezze di un corpo che produce dopamina, ossitocina, serotonina e la cui somma delle parti è ancora inferiore al sentimento che restituisce.
Ma la Barnes e Cardioaspirina si muovono su due livelli diversi, sebbene contigui.
L’una, snocciola l’incomunicabilità, la solitudine dell’amato, la disperazione del mancato possesso, le palpitazioni attraverso un universo sentimentale che riesce, per qualche istante, a farci dimenticare l’orrore di quello intorno, focalizzandosi su una tragedia che è tutta terrena, biologica, amorosa, prossima alla follia.
L’altra, la cardioaspirina, inducendo il lettore a immaginarsi in un delirio di onnipotenza, racconta come, capendone i meccanismi tutto possa essere svelato, controllato, non senza rischi:

Prevenzione della trombosi coronarica dopo infarto del miocardio, in pazienti con angina pectoris instabile, angina stabile cronica ed in pazienti con fattori di rischio multipli.

La cardioaspirina si pone quindi nell’ottica del nevermore, tanto caro ai post apocalittici dell’amore, e sebbene condivida con “La foresta della notte” un’analisi quasi maniacale degli ingranaggi emotivi dei personaggi, ne ignora la portata, le conseguenze se non nella forma di un pessimismo che è, a quanto pare, preventivo.

Leggiamo, infatti, dal bugiardino:

[…] tendenza accertata alle emorragie

Sì, il cuore, il muscolo, parte di una mente sincronica, sanguina. Metaforicamente nel romanzo della Barnes, letteralmente nella cardioaspirina che attraverso questo controllo delle paure pensa di salvare.
La Barnes non fa una letteratura della salvezza, anzi, semmai dopo aver letto il suo romanzo ci si sente catapultati in una dimensione disperata, atona, muta che squarcia le illusioni come una tela.

Un romanzo da leggere, e sicuramente da rileggere, di cui vi lascio una piccola pulsazione:

Robin si rimise a vagare, un viaggiare intermittente dal quale tornava dopo ore, giorni – indifferente.
Gli altri, quando si rivolgeva loro, si sentivano a disagio davanti a una catastrofe che ancora non aveva avuto principio.

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