Thomas Pynchon, il postmodernismo in letteratura e la famotidina: una storia orale

Thomas Pynchon, padre del postmodernismo in letteratura, ci ha fatto dono di uno strepitoso romanzo: “Incanto del Lotto 49”.

Romanzo brillante, geniale, che esprime la potenza di colui che si affermerà, solo qualche anno più tardi, come uno dei più grandi scrittori in Lingua Inglese.

Il ritmo di questa strabiliante narrazione può essere accostato a quanto racconta di sé la famotidina, soggetto a volte trascurato dal più recente modernismo:

FAMOTIDINA EG ® è un farmaco a base di famotidina, appartenente alla famiglia degli antagonisti dei recettori istaminici H2. Introdotto per via orale, viene assorbito al livello del tratto gastro-intestinale, raggiungendo in poche ore la massima concentrazione plasmatica, nonostante la biodisponibilità che si attesta intorno al 40% della totale dose assunta.

E l’incanto è quasi una storia orale, fatta di andirivieni e nebbia. Imperante nella storia raccontata da Pynchon è Oedipa, personaggio attraverso cui scopriamo un intrigo che attraversa la California solare degli anni Sessanta, gli stati Uniti e l’Impero Romano. Oedipa e il lettore risalgono i fili di questa trama caotica, arrivando al dubbio che tutto sia un grande effetto collaterale, un’allucinazione, uno stato confusionale proprio come quello di cui ci avverte la Famotidina:

Sonnolenza, cefalea e vertigini, registrate in seguito all’assunzione di FAMOTIDINA EG ® potrebbero rendere pericoloso l’uso di macchinari e la guida di autoveicoli.

Siamo ancora con Oedipa su quell’highway pensando che l’indesiderato della letteratura è sempre desiderabile: guarire non è tra le opzioni. La permanenza del sospetto, unica verità:

Oedipa decise di fermarsi al primo motel che avesse visto, per orrido che fosse, perché a un certo punto l’immobilità e le quattro pareti le erano sembrate preferibili a quell’illusione di velocità, libertà, vento nei capelli, srotolarsi del paesaggio – che era falsa. Ciò che la strada era veramente, pensò, era un ago ipodermico inserito a un certo punto nella vena di una freeway, vena che alimentava la drogata L.A. mantenendola felice, coesa, difesa dal dolore o da quello che passa per dolore in una metropoli.

I libri di Thomas Pynchon sono letteratura, Thomas Pynchon è il padre del postmodernismo, con questa promessa avrete voglia di rileggere ancora e ancora questo romanzo e abbandonarvi alle sue parole, cadendo, magari, nella trama del suo lavoro più importante: L’arcobaleno della gravità.

photo credit: Jim Barker via photopin cc

Esce per Rizzoli il nuovo romanzo di Silvia Avallone. Un libro “da qualche parte, in qualche luogo”

Rizzoli pubblica il nuovo romanzo di Silvia Avallone: Marina Bellezza (ovvero da qualche parte, in qualche luogo).

Marina Bellezza è il titolo del nuovo romanzo di Silvia Avallone. Attesissimo dopo il successo avuto con Acciaio, la lingua di questo libro ci porta dritti a un oggetto della modernità: la rivastigmina.

La proteina beta-amiloide, infatti, è responsabile dei processi distruttivi a carico di quei neuroni che comportano l’insorgenza del Morbo di Alzheimer. La prassi vuole che a una terapia farmacologica siano affiancate delle norme comportamentali da adottare nei confronti del malato. Eccone due che mi sono venute in mente leggendo Marina Bellezza:

1)   Rimuovere gli specchi.

Andrea e Marina, i protagonisti, annullano la potenza del conflitto andando in direzione contraria. Così come descritto dalla legge di Couloumb, il campo elettrico è una proprietà caratteristica dello spazio e, all’interno dello spazio del romanzo, questi due elementi, i due ragazzi, si muovono contraddicendo ogni legge fisica: sappiamo sempre, costantemente, la quantità di moto e il punto esatto in cui viene esercitata la forza di entrambi. Sebbene Silvia Avallone — e forse, gli editor di Rizzoli — semini nell’arco della narrazione dei punti di svolta, non possiamo non pensare che, alla fine, questi personaggi non si muovano mai veramente da loro stessi; cosa succede dunque? Lo abbiamo rimosso, come l’autrice ha rimosso lo specchio, la superficie riflettente di cui il lettore avrebbe avuto paura.

2)   Tenere in ordine la casa.

 Silvia Avallone utilizza una sintassi che non disorienta mai. Sempre regolare nel suo costrutto; seguiamo l’iperbole di ogni frase sapendo sempre ciò che ci aspetta.

È allora L’Exelon Rivastigmina a metterci davanti una verità assoluta, non opinabile:

La risposta individuale alla rivastigmina non è prevedibile.

Così come non è prevedibile la reazione del lettore davanti alla parabola di Silvia Avallone: il successo di questi due testi, molto diversi tra loro, è imputabile a un livello di tolleranza soggettivo che determina un oggettivo successo su scala nazionale.

Leggiamo dal capitolo 14:

La fotografia appesa alla parete dello studio, quella sotto la pergamena della laurea, ritraeva all’interno di una cornice di legno i suoi due figli.
Erano entrambi bambini nella foto, in divisa da boy scout, seduti l’uno accanto all’altro su un grande masso che sporgeva da qualche ripa a strapiombo sul torrente Cervo.

Resta ancora una perplessità, il disorientamento posto ad esempio in questa citazione è un atto voluto o una condizione ex ante?

Nel romanzo Marina Bellezza si è sempre da “qualche parte”: in un posto qualsiasi. E sorge il dubbio che una volontà ci sia, ma non sia la stessa che muove Fedor Dostoevskij nel suo meno celebre “Memorie dalla casa dei morti”:

Gli anni di carcere che seguirono mi si affacciano alla memoria assai più confusamente. Alcuni mi si sono quasi addirittura cancellati, si sono fusi insieme, lasciandomi una sola impressione generale: penosa, monotona, soffocante.

Foto by Henri Cartier-Bresson