Esce per Rizzoli il nuovo romanzo di Silvia Avallone. Un libro “da qualche parte, in qualche luogo”

Rizzoli pubblica il nuovo romanzo di Silvia Avallone: Marina Bellezza (ovvero da qualche parte, in qualche luogo).

Marina Bellezza è il titolo del nuovo romanzo di Silvia Avallone. Attesissimo dopo il successo avuto con Acciaio, la lingua di questo libro ci porta dritti a un oggetto della modernità: la rivastigmina.

La proteina beta-amiloide, infatti, è responsabile dei processi distruttivi a carico di quei neuroni che comportano l’insorgenza del Morbo di Alzheimer. La prassi vuole che a una terapia farmacologica siano affiancate delle norme comportamentali da adottare nei confronti del malato. Eccone due che mi sono venute in mente leggendo Marina Bellezza:

1)   Rimuovere gli specchi.

Andrea e Marina, i protagonisti, annullano la potenza del conflitto andando in direzione contraria. Così come descritto dalla legge di Couloumb, il campo elettrico è una proprietà caratteristica dello spazio e, all’interno dello spazio del romanzo, questi due elementi, i due ragazzi, si muovono contraddicendo ogni legge fisica: sappiamo sempre, costantemente, la quantità di moto e il punto esatto in cui viene esercitata la forza di entrambi. Sebbene Silvia Avallone — e forse, gli editor di Rizzoli — semini nell’arco della narrazione dei punti di svolta, non possiamo non pensare che, alla fine, questi personaggi non si muovano mai veramente da loro stessi; cosa succede dunque? Lo abbiamo rimosso, come l’autrice ha rimosso lo specchio, la superficie riflettente di cui il lettore avrebbe avuto paura.

2)   Tenere in ordine la casa.

 Silvia Avallone utilizza una sintassi che non disorienta mai. Sempre regolare nel suo costrutto; seguiamo l’iperbole di ogni frase sapendo sempre ciò che ci aspetta.

È allora L’Exelon Rivastigmina a metterci davanti una verità assoluta, non opinabile:

La risposta individuale alla rivastigmina non è prevedibile.

Così come non è prevedibile la reazione del lettore davanti alla parabola di Silvia Avallone: il successo di questi due testi, molto diversi tra loro, è imputabile a un livello di tolleranza soggettivo che determina un oggettivo successo su scala nazionale.

Leggiamo dal capitolo 14:

La fotografia appesa alla parete dello studio, quella sotto la pergamena della laurea, ritraeva all’interno di una cornice di legno i suoi due figli.
Erano entrambi bambini nella foto, in divisa da boy scout, seduti l’uno accanto all’altro su un grande masso che sporgeva da qualche ripa a strapiombo sul torrente Cervo.

Resta ancora una perplessità, il disorientamento posto ad esempio in questa citazione è un atto voluto o una condizione ex ante?

Nel romanzo Marina Bellezza si è sempre da “qualche parte”: in un posto qualsiasi. E sorge il dubbio che una volontà ci sia, ma non sia la stessa che muove Fedor Dostoevskij nel suo meno celebre “Memorie dalla casa dei morti”:

Gli anni di carcere che seguirono mi si affacciano alla memoria assai più confusamente. Alcuni mi si sono quasi addirittura cancellati, si sono fusi insieme, lasciandomi una sola impressione generale: penosa, monotona, soffocante.

Foto by Henri Cartier-Bresson

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