Gli effetti del Vicodin sul più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler

Se siete curiosi degli effetti del Vicodin sulla mente di un artista, il modo in cui esso lo utilizza, allora, Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler (Mondadori 2014) è il libro che fa per voi.

Leggiamo dal Vicodin:

L’Idrocodone appartiene al gruppo di farmaci denominati narcotici analgesici. Agisce sul sistema nervoso centrale per attenuare il dolore, e fermare o prevenire la tosse.

Il male che colpisce Max Fontana ne Il piu grande artista del mondo dopo Adolf Hitler ha molteplici facce: è l’amore non corrisposto di Selvaggia, il tradimento di Michelle, è la promessa non mantenuta di House o di Tom Cruise ma, più di tutto, è il mostro che gli distrugge la memoria e dunque l’identità. Un divoratore bulimico che si manifesta attraverso ridondanze e corto circuiti. Ma, viene da chiedersi, quali sono gli effetti del Vicodin?

Usare narcotici per lungo tempo può causare grave costipazione.

Leggendo il romanzo sappiamo che Max Fontana non mente, è davvero il più grande artista del mondo (Parente mantiene sempre il patto con il lettore), e ci crediamo perché mastica tutta l’arte come mastica le sue Vigorsol Cult Hawaiian per risputarla in una consistenza diversa, regalandocene una visione esasperante quanto quella della lingua che usa Parente, e mostrandoci l’evidenza di una realtà angosciata e angosciante in cui l’unica possibile felicità è altrove. Non l’altrove fantasy della religione, ma quello tangibile della serialità contemporanea (televisiva, artistica, pornografica, la serialità dei tweet come quella  stomatologica di una gomma da masticare) nella quale la morte lascia sempre una porta aperta:

Quando l’idrocodone è usato per un lungo periodo può dare assuefazione, causando dipendenza mentale o fisica.

Il piu grande artista, come il Vicodin, parla della sospensione dell’incredulità e celebra la finzione come unica realtà possibile: “Le città finte, le cose finte, i luoghi finti mi fanno sentire meglio perché è come se la morte non esistesse”, dice Max Fontana. Questa finzione, di cui tutto lo star system che gli gravita attorno fa parte (anche Selvaggia lo tranquillizza sui presunti tradimenti: “solo pubblicità, e io ci credevo, mi sforzavo di crederci”), si oppone all’unico linguaggio autentico dell’artista: quello muto.

Max Fontana, com’è spettatore di House, è spettatore del suo destino, molto più di Hitler che poi in un campo di concentramento non ci ha mai messo piede. Il lager di Fontana, lo stesso nel quale forse viviamo anche noi, non ha confini, risucchia tutto e, in questo luogo, è chiaro che sfuggire la morte è una condanna quanto capirla. Il fine della vita è semplicemente la vita, così come il fine di questo romanzo è il romanzo.

Assumere questo farmaco solo dietro prescrizione medica.

Gli effetti del Vicodin forse non sono stati del tutto compresi, il punto interrogativo resta ancora lì, sospeso su come ordinare online.

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